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Anticristo, Cri email Autore
.: Data Pubblicazione 08-Gen-2004 :: Letture:: 1025 :: Recensione :: Stampa solo questa pagina :: Stampa pagina con tutte le sottopagine:.

Il mio tempo è giunto.Ho scelto la strada che voglio percorrere.

Ho scelto di morire per non dover affrontare la realtà che io stessa ho creato.

Ho deciso di abbandonare ogni speranza e rifugiarmi su questa capsula che, velocemente, si allontana dal pianeta azzurro su cui sono nata.

Riesco a vederlo attraverso l'oblò diventare sempre più piccolo.

E sento freddo. Un grande freddo che invade corpo e anima. Lo stesso freddo che ho provato nell'aprire i cancelli dell'inferno.

Sì, io ho condannato i miei simili all'estinzione e non provo neppure un po' di pietà per loro.

Mi credete pazza?

Credete che sia esaltata?

Che sia senza cuore?

No.

Sono perfettamente consapevole di ciò che ho fatto . E lo rifarei ancora.

Per questo lui mi ha scelta.

Sapevo che non avrei dovuto lasciarlo avvicinare, che era pericoloso. Eppure l'ho accolto fra le mie braccia e nel mio cuore.

Ho permesso che la disperazione di un momento avesse il sopravvento.

Ho tradito i miei simili.

Ho infranto la mia promessa di vegliare sulla Terra.

Ma soprattutto ho deluso colei che più di ogni altro, desideravo rendere felice.

Mia madre. Che tanto ha già sofferto per la mia nascita.

Lei che si è offerta di generarmi solo per amore di un uomo.

Lei che mi ha sempre protetta.

Lei, nei cui occhi chiari, ho visto la paura quando si è resa conto del risveglio di quella parte di sangue nero che ora sento scorrere nelle vene.

16 anni. Tanti ne avevo quando ho udito il richiamo delle tenebre.

Non ho accettato quell'invito.

Ho rifiutato di sottomettermi fino a quando la Strega dello Spazio è giunta per reclutarmi. Allora ho creduto in un futuro.Ho pensato di poter sfuggire al giogo creato dal mio stesso animo. Invece ho soltanto rimandato l'inevitabile.

Ho combattuto contro i Popoli Esterni, li ho sconfitti maturando il mio potere di dominio sul fuoco, fingendo che tutto andasse bene. Ma appena tornata a casa, l'anello ha ripreso il suo compito ed io non sono più stata in grado di contrastarlo.

Perchè ho incontrato lui.

 

Lo ricordo come fosse oggi. Stavo percorrendo il viale alberato davanti alla scuola che non frequentavo da tempo ed ero immersa nei miei pensieri. Riflettevo sul sogno che, sempre più spesso, disturbava il mio riposo. Sapevo che si trattava di una premonizione. Di un evento che sarebbe inevitabilmente accaduto anche se mi fossi opposta. L'ho compreso nello stesso attimo in cui i nostri occhi si sono incontrati.

Lui attendeva quel contatto; i biondi capelli che ondeggiavano alla lieve brezza estiva, le iridi verdi perse in chissà quale pensiero. La maglietta di cotone che gli modellava il torace robusto, i jeans sdruciti, la schiena appoggiata al tronco di un ciliegio in piena fioritura.

Appariva così "normale" da attirare la mia attenzione.

Ho ceduto al suo richiamo e mi sono avvicinata.

Percepivo la sua grande forza, l'ombra scura di quel cuore non umano, eppure non ho rifiutato il suo tocco. Né in quel momento né dopo.

Soltanto una cosa non ho compreso: quell'essere demoniaco bramava ciò che ben presto ha iniziato a crescere nel mio ventre.

Stolta.

Stupida.

Ho creduto di poter contrastare le tenebre, di mantenere la pace sulla Terra, invece, al di fuori dell'influenza benefica di Elena, ho commesso l'errore di decidere l'estinzione dei miei simili.

Elena.

Una ragazza minuta, dai capelli ramati, dotata di un'energia spaventosa. Una strega dello spazio, colei che, con la sua sola prensenza, teneva lontani i pensieri malvagi dalla mia debole mente.

I Delfini di Maggie.

Un gruppo misto di persone così simili a me da rendermi conto di quanto fossi speciale e terribile allo stesso tempo.

Per questo lui mi ha scelta.

Ed io ho ceduto all'anello, all'unico legame che ancora mi lega a colui che mi rifiuto di chiamare 'genitore'.

Ho partorito un maschio, l'ho allevato credendo di poterlo dominare e alla fine, ho spezzato il lucchetto che teneva lontani i demoni.

Il motivo?

Non lo so.

Semplicemente ho seguito l'istinto.

 

Seduta in un angolo del minuscolo guscio di metallo, scrivo su questo diario dalle bianche pagine per cercare di passare una parte dell'eternità a cui mi sono condannata.

Sì, perchè lui, con il suo seme, mi ha resa immortale.

La giusta punizione per le colpe di cui mi sono macchiata.

Ero una Guardiana e sono diventata una Distruttrice.

Ero innocente e sono diventata una donna spietata.

Elena forse conosceva questa verità.

Forse è lei che mi inviava quei sogni di morte e distruzione.

Forse tentava di mettermi in guardia da me stessa.

Ed io l'ho ignorata.

Ed ora mi trovo diretta verso il nulla.

Verso il punto di non ritorno da dove non è possibile fuggire.

Da dove io non ho intenzione di fuggire.

Perchè non c'è alcun luogo che io possa raggiungere.

Non mi possono uccidere.

Non mi possono ferire.

Soltanto io ho la capacità di donarmi la morte.

Ma ancora il momento non è arrivato.

Un giorno forse deciderò di sparire da questo universo, ma per ora, preferisco soffrire.

Il dolore che mi stringe il petto è la prova di quanto io sia umana e questo mi rende, in qualche modo, felice.

Rivolgo un ultimo sguardo all'esterno del vetro piombato, dove la calda stella che riscalda il terzo pianeta di quel sistema solare, sta tramontando dietro uno scuro orizzonte. E' la luna.Oltre riesco ancora a vedere uno spicchio di un confuso verde.

"La mia patria" è il primo, reale pensiero

Lì, nascosto fra le montagne ed il fuoco, protetto da un uomo biondo, c'è il mio bambino.

L'Anticristo.

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